09 giugno 2009 La prima cosa da dire: si va avanti. Il progetto di Sinistra e Libertà non era un cartello elettorale, non aveva scelto di vivere la vita effimera di questa campagna elettorale, non serviva solo a darci una rappresentanza europea. Aveva, ed ha, un obiettivo più ambizioso: restituire al paese una sinistra utile, popolare, aperta, proiettata al futuro, capace di unire e non di sommare, disposta all’impegno e non alla testimonianza. Il milione di voti che abbiamo ricevuto ci attribuisce oggi una grande responsabilità: tener fede a questo impegno. Ed è ciò che faremo. A luglio organizzeremo una grande assemblea aperta quanti - militanti, elettori, candidati – vogliono condividere questo progetto e questa urgenza. Insieme dovremo discutere sul percorso dei prossimi mesi, sul modo in cui dar corpo, da settembre, a una fase costituente del nuovo partito della sinistra italiana, su nuove pratiche di partecipazione, sulle forme, le ragioni e i contenuti del nostro progetto.
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08 giugno 2009 Il risultato sancito dalle urne boccia il bipartitismo forzato e conferma la richiesta di sinistra da parte degli italiani. Sinistra e Libertà continuerà il suo progetto per rappresentare questo elettorato Questo risultato mi sembra comunque un risultato importante, considerando che Sinistra e Libertà esiste da meno di due mesi, che ha dovuto condurre una campagna elettorale di assoluta clandestinità. E’ un risultato che dice che nel Paese c’è una grande attenzione per una forza politica che parli di Sinistra, che parli al futuro, che si rivolga al futuro. Questa è la ragione per cui tra i cento impegni che abbiamo già preso, Sinistra e Libertà resta in campo, deve diventare una grande forza politica al servizio della sinistra, al servizio del Paese. C’è una vocazione in questo Paese a ridurre la politica a due partiti, un bipartitismo imperfetto e non onesto rispetto alla complessità della politica italiana e ai limiti che PD e PDL esprimono.
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20 maggio 2009
C'è una sinistra, in Italia, che non é rimasta a contemplare le proprie macerie. Dalla sconfitta dell'anno scorso ci siamo mossi in tanti per ricostruire una sinistra nuova, di cambiamento e di governo, che sappia rimettere la questione morale, il valore del lavoro e la laicità delle istituzioni al centro del proprio progetto. Una sinistra capace di immaginare un paese diverso, meno diseguale, non più oppresso dal carrierismo politico, sottratto alle ragioni del cemento. Una sinistra determinata a rimettere il noi al posto dell’io, disposta a distinguersi per i comportamenti ancor prima che per i programmi. Una sinistra utile che non resti imprigionata in recinti ideologici dove la politica è solo testimonianza minoritaria. Perché il punto non è come far sopravvivere in Italia una forza comunista o socialista o rigorosamente ambientalista: la vera sfida è come raccogliere ciascuna di queste impronte in un grande progetto aperto al contributo di tutti coloro che vengono dalle tradizioni storiche della sinistra, ma anche da altri percorsi, dalla militanza civile, dalle lotte nei movimenti antimafia, dall'impegno sui temi del lavoro, dei diritti, della pace.
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15 maggio 2009 Ci sono due eurodeputati italiani nella corta lista del meglio e del peggio della legislatura appena terminata a Strasburgo compilata dal prestigioso "European Voice", il settimanale del gruppo Economist dedicato alle questioni europee. Si tratta di Claudio Fava, uno dei quattro deputati "star performer" di questa legislatura (ossia coloro che hanno dato un contributo caratterizzante alla legislatura. "Ci sono deputati - spiegano dal settimanale - che non hanno fatto nulla, altri che hanno lavorato anche duramente ma sul 'business as usual' e questi quattro che hanno dato un contributo superiore") e di Guido Sacconi, nella classifica dei "momenti top" nei quali è stata compresa l'approvazione della importante direttiva Reach sulla chimica, della quale è stato relatore.
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