

La lotta contro la mafia è una lotta per la riconquista del
territorio. E' una lotta per strapparlo, palmo per palmo, al dominio dei poteri criminali.
Oppure, la lotta contro la mafia è una lotta per il lavoro. Per il lavoro come diritto,
non come obolo o merce di scambio. O, ancora, la lotta contro la mafia è un prete di
Brancaccio, o un centro sociale a Settecannoli, o una delle mille storie sconosciute di
uomini e donne che fanno, insieme, la storia. La lotta contro la mafia, dunque, non è
solo una faccenda di polizia o di Tribunali. E' invece una questione che ci riguarda
tutti, che non si può delegare a nessuno.
Sono delle verità semplici, d'accordo. Ma è utile ripetersele,
queste verità. Ed è utile ricordare anche la nuova frontiera che si è aperta in questi
ultimi anni con la battaglia promossa da Libera (e sostenuta attivamente dall'Arci), per
la destinazione sociale delle ricchezze sequestrate ai mafiosi, per la loro restituzione
ai cittadini al fine creare servizi e lavoro.
La strada da fare è ancora lunga, gli ostacoli sono ancora
molti. Ma la direzione imboccata è quella giusta: costruire un'antimafia che arrivi, in
fondo al suo percorso, a non avere bisogno di eroi. Costruire un'antimafia che non sia
fatta solo di indignazione e di emozioni. Costruire un'antimafia di tutti i giorni,
insomma. E, soprattutto, costruire un'antimafia che conviene.
Segnaliamo qui le pagine web di Libera,
l'associazione di associazioni antimafia presieduta da don Luigi Ciotti.
