

«Ti lascio in eredità i missili di Comiso». Era il 1983 e il
giornale di Giuseppe Fava portava avanti, a fianco del movimento pacifista, la battaglia
contro l'installazione dei Cruise in Sicilia. Molti anni dopo si torna a parlare di
Comiso, sui giornali, per almeno due ragioni: un'inchiesta giudiziaria sugli interessi
mafiosi che si muovevano intorno alla base; e la notizia del definitivo smantellamento
della base stessa.
Comiso, dunque, come luogo della memoria. Ma non solo: perché,
andati via gli americani, si pone oggi il problema di quale destinazione dare alla ex base
NATO. Così, oggi, Comiso rappresenta un'opportunità straordinaria, e non solo da un
punto di vista simbolico: l'occasione per trasformare un luogo di guerra in un centro di
pace e di solidarietà. E' una battaglia, questa, che ne richiama molte altre: perché
restituire alla collettività le ricchezze sottratte a una cultura di morte - si chiami
essa guerra o mafia - rappresenta oggi una delle frontiere su cui costruire, nei fatti e
non a parole, una nuova e concreta cultura della legalità e della solidarietà.
E' soprattutto per questo che tornare a parlare di Comiso ha un
senso, nel 1997. Perché a Comiso, ancora una volta, i percorsi della memoria si
intrecciano con quelli del nostro futuro.
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