da "I Siciliani nuovi", giugno 1994

1 - Giovedì 2 giugno, in prima pagina, "La Sicilia" informa che il pentito Maurizio Avola s'è accusato, in un sol colpo, di avere ucciso Pippo Fava e di avere fatto parte del commando che sparò a Dalla Chiesa. Quest'ultimo particolare, secondo il quotidiano cittadino, non è per nulla credibile: «all'epoca il killer santapaoliano aveva appena ventun anni, e soltanto un anno dopo venne fatto "uomo d'onore"». Conclusione: Avola potrebbe essere uno dei pentiti infiltrati «per delegittimare l'intero sistema dei collaboratori», di cui, qualche giorno prima, aveva parlato il ministro Maroni.
2 - La cronaca della vicenda, nelle pagine interne del giornale, è firmata da Salvatore Pernice, corrispondente da Messina. I toni dell'articolo non si discostano granché da quelli della prima pagina. Avola ha parlato di Fava, ha parlato di Dalla Chiesa, non è probabile che abbia partecipato alla strage di via Carini, c'è più d'un dubbio che sia un pentito credibile. Il messaggio insomma è chiaro: a questo signore, a conti fatti, è bene non credere.
3 - Maurizio Avola non si è mai accusato dell'omicidio Dalla Chiesa. Lo ha detto in Tv, poco dopo aver letto il giornale, il sostituto catanese Amedeo Bertone. Qualcuno gli ha messo in bocca una castroneria per screditarlo. Qualcuno vuole fermare quel pentito. E magari vuol partire da lui per screditare tutti i pentiti.
4 - "La Sicilia" dispone di almeno un giornalista - Tony Zermo - perfettamente in grado di seguire le vicende di mafia. Che il pezzo sia affidato a un corrispondente da Messina è perlomeno strano. Anche perché a Messina, delle dichiarazioni di Avola, sono arrivati solo alcuni stralci, quelli che riguardano le accuse rivolte ad alcuni giudici catanesi. Non certo le dichiarazioni sul delitto Fava.
5 - Tony Zermo, quando "La Sicilia" mette in pagina quel pezzo, non è sicuramente in vacanza. Tant'è vero che, sempre giovedì, il quotidiano "Il Giorno" (di cui Zermo è corrispondente) pubblica un pezzo, a sua firma, praticamente identico a quello della Sicilia. Uguali le notizie, analoghe le falsità, identico perfino qualche refuso di stampa. In effetti - riferiscono alcuni testimoni - sarebbe stato Zermo, la sera prima, a "intervenire" sul pezzo del corrispondente, inserendo i passaggi, del tutto inventati, sul delitto Dalla Chiesa. E causando un mezzo putiferio in redazione.
6 - Mercoledì sera infatti si sapeva già perfettamente che le incredibili dichiarazioni attribuite ad Avola sul delitto Dalla Chiesa non erano mai state fatte. Lo ha spiegato il sostituto Mario Amato: «Abbiamo detto con grande chiarezza che non era assolutamente vero che Avola stesse parlando della vicenda Dalla Chiesa. Quello che è avvenuto non è stato casuale. Chi pubblicava sapeva perfettamente, per essere stato avvertito proprio da noi, che si trattava di cose false». Ad incaricarsi per "La Sicilia" delle verifiche in Tribunale sarebbe stato, secondo quanto si è appreso, il cronista di giudiziaria Salvatore La Rocca; il quale avrebbe escluso, poi, che quelle voci andassero pubblicate. La Rocca, a questo punto, sarebbe venuto a contrasto con Zermo. E il capocronista, Domenico Tempio, lo avrebbe immediatamente "degradato", trasferendolo alle pagine provinciali.
7 - «Che Avola abbia parlato dell'uccisione di Dalla Chiesa non viene confermato da nessuno, anzi viene smentito». Lo scrive - proprio mentre "La Sicilia" e "Il Giorno" sparano la bufala su sei colonne - un altro quotidiano siciliano, la "Gazzetta del Sud". Un quotidiano tutt'altro che innocente, come vedremo, nel trattare questa vicenda. Ma il fatto è che il cronista incaricato ("d.c.", ovvero il caposervizio di Catania Domenico Calabrò) non se la sente di ignorare la smentita della Procura. Ed avverte, anzi, che «occorre molta cautela prima di far trapelare una notizia di tale portata».
8 - Eppure, il giorno dopo, "La Sicilia" insiste come se niente fosse, in prima pagina, a dire che il pentito avrebbe parlato anche di Dalla Chiesa. "La Gazzetta" fa anche peggio: si scorda le cautele del giorno prima, attribuisce ad Avola (definito ormai «sedicente pentito») le dichiarazioni che lo screditano. Il pezzo non è firmato. Il titolo («Cosa nostra inventa i pentiti-killer») chiarisce fino in fondo le intenzioni del quotidiano messinese.
9 - Venerdì mattina, in una conferenza stampa, il procuratore Gabriele Alicata denuncia la manovra, sottolinea che il pentito è pienamente credibile, torna a smentire che abbia parlato di Dalla Chiesa, conferma che le dichiarazioni su Fava ci sono e si inseriscono nella pista già tracciata dalle precedenti indagini. Ma è come parlare ai sordi. Per "La Sicilia" segue la conferenza un giovanotto sui trent'anni, tale Giuseppe Bonaccorsi, praticamente sconosciuto ai lettori ed ignaro di cronaca giudiziaria. Dentro il suo pezzo, chissà come, scivola l'ennesima, provvidenziale inesattezza. Bonaccorsi, sul giornale di sabato, parlerà di «clamorose falsità attribuite al pentito sui delitti Dalla Chiesa e Fava». Una interessata inesattezza che nemmeno Zermo, che continua intanto a pubblicare sul "Giorno", ha il coraggio di firmare. Il cerchio si chiude, dunque, secondo una tecnica che ricorda quasi in tutto quella dei servizi segreti: mischiare granelli di falsità a notizie sostanzialmente vere, intorbidare le fonti, sporcare l'acqua per buttar via anche il bambino. Tutto già visto, tutto già detto. Se solo stavolta il copione non fosse così prevedibile, così imbranati i guitti...