


da "I Siciliani nuovi", maggio 1996
Nei cori di giubilo che in queste settimane salutano la sinistra e i suoi surrogati
finalmente al governo, I Siciliani rischiano d'offrire una nota stonata. Come sempre,
commenterà qualcuno. No, non è per il gusto d'esser irriducibili bastian contrari. Ci
stiamo semplicemente chiedendo che accadrà dei tanti progetti che abbiamo custodito e
coltivato nel lungo inverno della ragione, quando in questo paese regnavano gli ascari
della Fininvest e di Fini. Noi ne avevamo uno: si chiamava quotidiano. Il primo quotidiano
libero del Sud. Il primo quotidiano antimafioso della Sicilia. Un'idea alla quale in tanti
abbiamo lavorato e abbiamo creduto. Fino al 27 marzo di due anni fa.
Ci spiegarono, quando Berlusconi si prese l'Italia, che non c'era più un clima utile per
un'iniziativa civile e imprenditoriale ambiziosa come la nostra. Non ce lo dissero i
lettori né i sessanta colleghi professionisti che già s'erano dichiarati disposti a
lasciar certezze e carriere per partecipare alla nascita del nostro quotidiano. Sapevamo
bene che quel quotidiano andava fatto, che c'erano mercato, attesa, volontà. Mancava solo
il denaro. Quello che alcuni amici imprenditori di sicura sensibilità democratica avevano
deciso di investire, assieme ai Siciliani, nell'impresa. Ne discutemmo a lungo, formammo
una società per azioni, ci accingemmo a fare le cose per bene: un'azienda, un progetto di
fattibilità, il rigore d'una cultura d'impresa. Invano. La disponibilità dei nostri
amici imprenditori sopravvisse fino al giorno delle elezioni. Poi dissero, uno dopo
l'altro, che non era più tempo. Che occorreva serrare i ranghi ed attendere che la notte
passasse.
Ci dicono che la notte sia ormai passata. Berlusconi s'avvia al suo esilio, la destra
mastica polvere, le forze democratiche e di sinistra governano questo paese. Ne siamo
orgogliosi, abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo offerto il nostro contributo. Bene.
Adesso però vorremmo capire, serenamente e con franchezza, cosa impedisce oggi di
recuperare quel progetto coltivato e - per forza maggiore - accantonato due anni fa. E'
una domanda che, dopo tredici anni di vita e di battaglie, I Siciliani hanno il dovere di
porre a quanti oggi gonfiano i cortei dell'Ulivo, ai menestrelli d'un nuovo tempo felice,
ai cantori delle antimafie, ai molti capitani d'industria onesti e rinfrancati.
A tutti questi amici vorremmo sommessamente dire che noi non siamo cambiati. Né è venuta
meno l'esigenza d'un quotidiano libero, finalmente antimafioso, per il Sud. Se questo
giornale non si farà, è giusto che i nostri lettori lo sappiano: non sarà certo per
nostra colpa.
I Siciliani