Il brano che segue è il verbale dell'interrogatorio reso il 16 luglio 1996 dal cronista de "La Sicilia" Tony Zermo, più volte polemicamente menzionato dagli articoli dei Siciliani, e sentito come teste nel corso del processo per l'omicidio di Giuseppe Fava. L'interrogatorio è condotto dal Pubblico Ministero, dottor Amedeo Bertone, dagli avvocati Fabio Tita e Vincenzo Scudieri (parte civile, rispettivamente, per "I Siciliani" e per la famiglia Fava) e dai difensori degli imputati. Si tratta di un documento assai interessante e praticamente inedito, che dimostra perfettamente con quale spirito la grande stampa siciliana abbia affrontato in questi anni il tema della mafia. Né il quotidiano "La Sicilia" né alcun altro organo di stampa siciliano - all'epoca "I Siciliani" avevano da poco sospeso le pubblicazioni - hanno mai dato notizia di quanto emerso da questo interrogatorio.

P.M. (dott. AMEDEO BERTONE). Dottore, da quanto tempo, prima della morte di Fava, lei conosceva il defunto giornalista?
ZERMO. Credo da sempre, da 30 anni prima, perché lui era più anziano di me di 7-8 anni, però avevamo una grande comunanza d'interessi soprattutto in campo cinematografico; andavamo insieme al festival di Taormina, poi in settembre ci trasferivamo alla mostra cinematografica di Venezia, e quindi ci frequentavamo abbastanza, anche se in periodi particolari, cioè quindi in occasioni particolari e d'estate.
P.M. In occasione di...?
ZERMO. In occasioni particolari, e poi a volte anche per determinati servizi importanti di cronaca che accadevano.
P.M. Circa l'assunzione del Fava al "Giornale del Sud", lei ricorda di aver speso qualche parola per questa assunzione, e le circostanze, le modalità...
ZERMO. Certo, fu una cosa molto casuale, io all'epoca ero presidente del Club della Stampa; pranzando un'estate col cavaliere Pippo Recca, parlando di giornali più o meno, dicevo che probabilmente, facendo un giornale alternativo, si poteva trovare un certo spazio a Catania e provincia. La cosa finì lì. Dopo 6 mesi, vedo spuntare Pippo Recca, dice: «Sai, Tony, ho preso le macchine su un giornale, Bronson». Dico: «In 6 mesi?». Dice: sì. Ora tu mi devi fare il direttore, perché l'idea è stata tua. Dico: «No, guarda che ti stai sbagliando, io sto bene dove sto; non ho alcun motivo di cambiare, e poi costo anche troppo per te. Però invece piglia a Pippo Fava»... perché Pippo Fava in quel momento era a spasso; si trovava a Roma cercando di continuare la sua strada in campo teatrale, aveva scritto anzi una commedia che non riteneva importante ma che non trovava gente che la prendesse e la facesse mettere in scena. Tra l'altro sapevo che gli mancavano 2-3 anni per raggiungere il massimo dei contributi. Allora gli ho detto. «Piglia Pippo Fava che è bravo, che è a spasso, che gli mancano 2-3 anni per completare il massimo di contribuzione, pigliati lui che è più bravo di me! Fra l'altro io non sono disponibile». Dopodiché ho saputo che ha contattato Fava e che Fava ha accettato. Fra l'altro la direzione di un giornale, anche piccolo, anche nuovo, fa sempre piacere averla. E quindi Pippo accettò.
P.M. Quando lei parla di giornale alternativo... cosa intendeva dire?
ZERMO. Alternativo al giornale La Sicilia che è il giornale dominante sulla Sicilia orientale. Facendo un giornale alternativo di un certo tipo, un po' di sinistra, un po' pungolante, un giornale diverso... allora, diciamo nel grande spazio della Sicilia orientale poteva avere una sua collocazione, sopravvivere; bastava che tirasse, vendesse diecimila copie, un giornale piccolo, con le macchinette che non costano molto, con le sovvenzioni che si hanno dalla Regione, non costava molto, si poteva tentare di fare qualcosa di diverso; e Fava era l'uomo giusto, ritenevo.
P.M. Le risulta perché poi il Fava... il progetto del Fava non ebbe seguito, cioè, dopo l'assunzione, venne licenziato? Quali sono le motivazioni che a lei risultano?
ZERMO. No, questo no, perché io non facevo parte di quel gruppo, né in quell'epoca ci vedevamo molto, perché nemmeno in quei periodi di festival ci vedevamo, perché lui era impegnatissimo in questa sua nuova avventura giornalistica. So che aveva delle difficoltà, perché vedevo che il giornale non aveva pubblicità, e un giornale senza pubblicità non può sopravvivere. So che vendeva discretamente, tremila copie, e che c'era della gente anche valida, nel senso che c'erano Roselina Salemi, Fabio Tracuzzi, Roccuzzo, ragazzi che magari erano partiti impreparati, ma sotto la guida di Pippo, che era un grande trascinatore, il mestiere lo imparavano; soltanto che senza pubblicità e con tremila copie, credo che siano andati in passivo abbastanza presto. Tra l'altro, Pippo, tra i suoi pregi, aveva anche qualche difetto, cioè quello di non badare troppo ai bilanci; cioè lui prendeva collaboratori, gente che lavorava con lui, e poi però le spese ci sono e quindi arriva il deficit. L'esperienza che lui aveva fatto precedentemente con Sud... era un settimanale molto bello, carta patinata e colori, con delle grandi inchieste, in fondo si faceva anche abbastanza presto, cioè bastava una dozzina di inchieste ben fatte per riempire la settimana, tutte inchieste siciliane, con colleghi siciliani. Però carta patinata, cliché a colori, cioè le spese erano... quindi, il giornale vendeva però, sul piano dei conti, i conti non tornavano mai, e quindi è incluso anche quello.
P.M. Lei ha mai saputo il motivo per il quale questo giornale non aveva pubblicità, cioè non concedeva o non gli venivano richiesti spazi pubblicitari?
ZERMO. No, so che si era affidato a un gruppo di persone, a quello della Sicilia, cioè alla Manzoni. E mi dicono che la Manzoni non ha fatto praticamente nulla per raccogliere buona pubblicità. Per il resto non saprei, onestamente, perché. Ma mi meraviglio, perché essendo, mi pare, nel gruppo di azionisti degli imprenditori, dei commercianti, mi meraviglio che da parte loro sostenitori non ci fosse questa pubblicità; ma si vede che qualcosa non funzionava bene.
P.M. Lei ha mai avuto possibilità di parlare con il Fava, sulle cause del suo licenziamento dal Giornale del Sud?
ZERMO. No, per la verità no. Io con lui parlai una volta in questo periodo di crisi del giornale, ed anzi gli dissi: «Guarda che ho sentito dire»... adesso non mi ricordo chi me lo disse, perché io sono stato a Tripoli 2-3 volte per servizio, un po' perché avevano arrestato dei marinai nostri, un po' perché c'era il primo settembre, c'era l'anniversario della rivoluzione del colonnello Gheddafi ecc... avevo sentito dire, non so da chi, che Gheddafi cercava un giornale, un settimanale, qualcosa su cui basare le sue teorie. Una di queste teorie collimava, guarda caso, con quelle che sosteneva Pippo Fava. Sto parlando in questo momento dei Siciliani, non del Giornale del Sud. «Allora, visto che i Siciliani sono in crisi, visto che tu sei contro la base della NATO a Comiso, visto che Gheddafi è contro la base militare a Comiso, guarda caso, vuoi vedere che tu fai l'affare con Gheddafi? Vedi, io ho sentito dire che a Gheddafi interessi, siccome tu sei nei guai, vedi se trovi qualche canale con il colonnello, per farti dare un po' di soldi».
P.M. Ma era una battuta?
ZERMO. Una battuta, noi scherzavamo sempre.
P.M. E questo incontro?
ZERMO Non riesco a localizzarlo.
P.M. Cioè rispetto alla morte di Fava, quanto tempo prima?
ZERMO. Molti anni prima, almeno 5 anni; quando è nato "I Siciliani", non me lo ricordo, ma un anno dopo, due, che erano...
P.M. Andiamo dopo la morte di Fava, non può essere.
ZERMO. Nell'83 furono...
P.M. Tra la fine dell'82-83
ZERMO. E allora nell'83, forse nell'83, che riguardava "I Siciliani", non il "Giornale del Sud".
P.M. Quindi sulle cause di questo suo distacco dal "Giornale del Sud", lei non ha mai ricevuto confidenze da parte del Fava?
ZERMO. No, da parte sua no, ho saputo che qualcuno si lamentava del deficit del giornale, per cui mi dicono che il motivo della loro rottura non fosse l'attività giornalistica di Fava, ma la pesantezza dei bilanci.
P.M. Questo chi glie l'ha detto?
ZERMO. Questo me l'ha detto, mentre eravamo nella saletta dei testimoni, Domenico Lo Turco che era uno... credo che sia amministratore delegato.
P.M. Quindi mi sembra di capire che lei come giornalista ha saputo della causa del distacco tra Fava e il Giornale del Sud soltanto stamattina parlando con Lo Turco?
ZERMO. Sì, perché non m'interessava; sapevo che andavano male...
P.M. Dico come giornalista, lasciamo stare come osservatore della realtà catanese.
ZERMO. Guardi, sapevo che andavano male, che c'era pesantezza di bilanci, che le cose non funzionavano, che c'era crisi di rapporti anche tra... sempre per questione di soldi, mi pare... tra Pippo Fava ed il gruppo editoriale e quindi si è arrivati ad una chiusura.
P.M. Dico, dottore, dico sul piano professionale, sul piano delle scelte del giornale, sul piano del contenuto degli articoli, non le risulta che ci siano state mai censure o pressioni da parte della proprietà?
ZERMO. Questo bisogna chiederlo a chi stava dentro quel giornale. Da parte nostra non...
P.M. Lei non dimentichi, e certamente non può dimenticare, che è un giornalista, quindi è un osservatore di ciò che avviene!
ZERMO. Sì, ma nemmeno per sentito dire, a me interessava soltanto la sorte di Pippo Fava perché ero amico suo, gli altri non li conoscevo perché erano ragazzini all'epoca. Pippo, sapevo che aveva avuto sia gli anni necessari dal Giornale del Sud, per completare gli anni di contribuzione, sia la sua relativa liquidazione, e quindi lui era a posto, a me tutto il resto non interessava; di un giornale che nasce e muore ce n'è... I diari nascono e muoiono, e non ne seguo l'evoluzione.
P.M. Ma lei poc'anzi ha detto che parlando con il Recca, aveva lanciato l'idea di un giornale alternativo e di un giornale che avrebbe potuto far presa. Lei ha potuto verificare, dico sul contenuto degli articoli che il Giornale del Sud pubblicava, se questo effettivamente poi fu un giornale alternativo?
ZERMO. In un certo senso sì, perché batteva molto sulla cronaca nera; e devo dire che erano gli anni ancora in cui gli onorevoli padrini della città sostenevano che la mafia non esisteva e che in fondo Catania era afflitta da tutti i mali delle grandi città del Sud, e che non era il caso di stracciarsi le vesti.
P.M. Chi lo sosteneva questo?
ZERMO. L'onorevole Drago in un'intervista disse: «No». Ma questa era opinione diffusa a un certo livello politico, che Catania non... in realtà anch'io devo dire che ho sostenuto una cerca tesi. La mia tesi qual è? Forse non interessa il processo...
P.M. No, no, può interessare in quanto...
ZERMO. La mia tesi qual è? Che a Catania mafia mafia, Cosa nostra doc non c'è. A Catania c'è la grande criminalità, grande, ma che abbia un codice d'onore, come quello di Cosa nostra palermitana no! Perché qui non esistono i Liggio, qui non esistono i Riina. Ci sono delle controfigure, dei cooptati momentanei, di grande spessore, stiamo attenti, ma non hanno un codice d'onore e una tradizione secolare...
AVV. RUSSO. Presidente, Le chiedo scusa, qualunque siano i significati, le intenzioni e le motivazioni, io non sono disposto ad ascoltare dei giudizi socio-criminali... Io La pregherei di...
PRESIDENTE. Condivido la sua osservazione, avvocato. Allora altra domanda.
P.M. Presidente, io debbo fare una domanda che è connessa alla risposta data dal dottor Zermo. Volevo sapere se proprio poi il giornale La Sicilia ha seguito questo suo indirizzo, di fatto, negli articoli.
ZERMO. L'indirizzo?
P.M. Sì, sì, questo orientamento...
AVV. RUSSO. Presidente, Le chiedo scusa, posso motivare? Poi Lei dirà se è opportuno o meno. Molto sinteticamente. La domanda presuppone, come posso dire, una lettura, sia pure da parte di una persona specializzata perché giornalista, e una valutazione di quello che si è letto. Cioè il giornale non può che avere prodotto e stampato degli articoli. Si è chiesto: le risulta? E qua la risultanza è proprio una lettura... Cerco di essere sintetico: «Le risulta che sia stato, il suo fino adesso manifestato, l'indirizzo espresso dalla Sicilia?» Chiedo alla Corte con estrema umiltà: non ritiene che questo non sia altro che una richiesta di valutazione di quello che La Sicilia ha scritto. Se così è, io credo che la domanda non sia una domanda ammissibile in un processo penale, sennò facciamo fare al teste la valutazione di articoli che semmai la Corte deve valutare, e non il testimone; si producono gli articoli. «Esprima una valutazione, qualunque essa sia»... Fa il paio con l'altra domanda. La prego, Presidente, voi...
PRESIDENTE. Avvocato, stante la qualità del teste, mi pare che è una domanda...
AVV. RUSSO. Ma quindi esprime una valutazione! E allora resta verbalizzato che...
PRESIDENTE. Sì, e sempre nel presupposto che ci sia stata questa base di...
AVV. RUSSO. Un indirizzo, ma questa è la domanda, per come è stata posta...!
PRESIDENTE. E questo lo ricaveremo dalla risposta.
ZERMO. Una mia valutazione personale che non incide sulla conduzione del giornale.
P.M. Io le chiedevo anche una sua valutazione storica, cioè sulla base della lettura del giornale che lei concorre, certamente, a scrivere; voglio dire: il giornale "La Sicilia" ha seguito questa sua idea personale, oppure, nei confronti del fenomeno mafioso, a Catania?...
ZERMO. Direi di no per noi, come per tutti gli altri giornali. Noi applichiamo l'etichetta mafia a tutto; secondo me è un po' sbagliato, perché io ho un insegnamento: al processo Tortora per associazione mafiosa a Napoli c'erano tre catanesi, killers delle carceri, Andraus, Nino Faro e Marano. Andai a parlare con loro, dietro le sbarre. Loro erano accusati di associazione camorristica e mi dissero: «Ma quale camorra, ma quale mafia, noi catanesi siamo». Cioè, da allora mi è rimasta questa etichetta qua, secondo cui Catania soffre di un'enorme, pericolosissima criminalità, perché non è nemmeno regolamentata bene, non ha un codice di comportamento, ma che chiamarla Cosa nostra mi pare un po' fuori posto; però siccome ormai mafia e Cosa nostra si mette su tutto, anche sul rubagalline di Canicattini, ed allora va bene, la mafia va bene. Ripeto, questa resta una mia valutazione personale che risale all'epoca.
P.M. Lei ha conosciuto un tale Stella Salvatore?
ZERMO. Sì, lo conosco.
P.M. Da quanto tempo lo conosce e come lo ha conosciuto?
ZERMO. E' socio del Club della stampa, è un giovane imprenditore molto perbene e molto serio, ha tre figlie piccole eccetera... è socio del Club della Stampa da un quattro-cinque anni.
P.M. Ma per essere soci al Club della Stampa, quindi, non necessariamente bisogna essere giornalisti, mi par di capire?
ZERMO. No, c'è un mix tra giornalisti... devo dire che è una combinazione abbastanza felice, cioè c'è un mix tra giornalisti e professionisti, e per statuto devono essere laureati o capitani d'azienda. Il signor Stella credo che abbia la Elford che è una grande ditta, o aveva, non so se l'ha ceduta, è una grande ditta di, non so, pavimenti, mattonelle, roba del genere.
P.M. Per entrare nel club della stampa bisogna essere presentati?
ZERMO. Bisogna essere presentati da un giornalista e da un socio cosiddetto ordinario; si valutano le qualità, le doti, i titoli eccetera, dopo di che il consiglio direttivo decide se è il caso di ammetterlo o no.
P.M. Nel caso di specie ricorda, con riferimento allo Stella, chi fu il socio o chi fu... lei ha parlato di due persone, mi pare abbia detto che per essere presentati occorrono due soci...
ZERMO. Sì, due soci.
P.M. Due soci. Uno?
ZERMO. Non posso ricordare, siamo 400 circa.
P.M. Uno giornalista e l'altro?
ZERMO. E' un socio ordinario; non lo ricordo però chi, perché sono 450 soci, a volte si mettono firme anche per un favore, per comodo...
P.M. Quindi non lo ricorda?
ZERMO. No.
P.M. Lei conosce il giornalista Filippo Galatà?
ZERMO. Certo.
P.M. Da quanto tempo lo conosce?
ZERMO. Da sempre, chi fa questo mestiere... Galatà è anche più anziano di me, quindi... facciamo da 40 anni.
P.M. Lei sa se il Galatà sia stato collega del Fava?
ZERMO. Sì, come no, al "Giornale del Sud".
P.M. Lei sa se il Galatà si conoscesse con lo Stella?
ZERMO. No.
P.M. Non è in grado di dirlo?
ZERMO. No, fra l'altro io a Stella lo conosco pochissimo, lo vedo a mare quando vado a fare il bagno, non ho altri rapporti.

***


AVV. TITA. Da quanto tempo lavora alla Sicilia?
ZERMO. Sono entrato nel '52, ancora studente universitario.
AVV. TITA. Di che cosa si è occupato in questi tantissimi anni, principalmente?
ZERMO. Ho cominciato facendo ciclismo, poi tennis, poi corse in salita Catania-Etna, poi per caso, dopo avere fatto un po' di sport, ho fatto un'intervista a Marcello Mastroianni reduce dalla Dolce Vita, girava un film ad Augusta... è venuta benino, allora mi hanno detto: «tu non sai scrivere solo di sport, ti puoi occupare anche di altro». Poi c'è stata la strage del Vajont nel '63 con 2.000 morti, ed io e il collega Milazzo fummo incaricati di andare lì a Longarone e seguire l'avvenimento, e poi da allora tutto, tutti i grandi terremoti, le stragi, tutto il grande filone degli anni di piombo, del terrorismo, poi gli anni di mafia, poi un po' tutto.
AVV. TITA. Lei mi vorrà scusare, io sono giovane, io la conosco come cronista di giudiziaria. Dico bene?
ZERMO. No, io sono inviato.
AVV. TITA. Neanche di nera?
ZERMO. Io sono inviato di tutto.
AVV. TITA. Lei si è sempre firmato col suo nome e cognome negli articoli o ha un vezzo, comunque...?
ZERMO. Quasi sempre.
AVV. TITA. Altro modo di firmarsi?
ZERMO. No, quasi sempre, ogni tanto mi firmo "Nostromo" per non caricare i lettori di eccessive firme mie.
AVV. TITA. La sigla L.S. a chi corrisponde?
ZERMO. La Sicilia, è una sigla che si mette quando è un pezzo senza paternità.
AVV. TITA. E' solito leggere altri quotidiani e vedere le emittenti private?
ZERMO. E' chiaro!
AVV. TITA. Le chiedo uno sforzo di memoria. L'1 giugno '94 lei dove si trovava?
ZERMO. Credo al giornale, sono sempre lì, tranne quando parto.
AVV. TITA. Al lavoro presso "La Sicilia", immagino.
ZERMO. Sì.
AVV. TITA. Lei conosce la genesi di questo processo nel quale lei oggi è testimone?
ZERMO. Cos'è, il delitto Fava, no?
AVV. TITA. Sì.
ZERMO. Per la morte di Pippo Fava.
AVV. TITA. Sì, sicuramente, voglio dire di questo nuovo corso del processo, diciamo, questo...
ZERMO. No, per la verità non l'ho seguito.
AVV. TITA. Non se ne è mai occupato nel suo lavoro?
ZERMO. No, perché seguo tante altre cose; ormai il povero Pippo è morto da più di dieci anni.
AVV. TITA. Lei ovviamente legge il quotidiano "La Sicilia"?
ZERMO. Sì.
AVV. TITA. E' a conoscenza del fatto che il 2 giugno del '94 è uscito un articolo a firma Salvatore Pernice, che è un vostro corrispondente da Messina, che riguardava le dichiarazioni del cosiddetto collaboratore di giustizia...
ZERMO. Ho capito cosa vuole dire, se vuole le rispondo subito.
AVV. TITA. Lei deve rispondere alla domanda: le risulta?
ZERMO. Sì, certo.
AVV. TITA. Le risulta che nella stessa data lei pubblicò un articolo identico sul giornale "Il Giorno"?
ZERMO. Sì, di cui sono corrispondente, certo.
AVV. TITA. Può spiegarmi come mai su una vicenda che riguardava Catania ebbe a scrivere il corrispondente da Messina?
ZERMO. Vuole spiegata tutta la vicenda?
AVV. TITA. Sì, vorrei capire come mai questi due articoli presentino gli stessi refusi di stampa. Sono identici, presentano due firme, però, differenti.
ZERMO. Quel giorno di cui lei parla, di sera intorno alle 21, arrivò una telefonata di Pernice che è il nostro giudiziarista della redazione di Messina. Mi dice: «Tony, qui c'è un pentito catanese che si chiama Avola che parla del delitto Fava, del delitto dalla Chiesa e di cinque giudici catanesi che sarebbero collusi», e mi fa i nomi. Dice: «io non so altro, occupatene tu perché sono tutte vicende catanesi, più o meno, ma non messinesi». «Va bene, ciao Salvatore». Mi rivolgo al collega La Rocca che segue la giudiziaria per noi, dico: «Totò, chi sono questi?». Allora dice: «Avola è un killer del clan Santapaola». Poi: «Ti puoi informare su quello che dice? Vedi, telefona a qualcuno se sa qualcosa, eccetera». Dopo un quarto d'ora viene, ripeto sono intorno alle 21 e 30, quindi un orario un po' di crisi come tempo, mi dice: «Guarda, per quanto riguarda dalla Chiesa non ci siamo perché all'epoca era troppo ragazzo Avola per potere partecipare o dire delle cose». «Va bene», e se ne va, non completiamo nemmeno il discorso, perché era ripeto tardi. Aggiungo che dei cinque nomi fattimi dal collega...
AVV. TITA. In che giorno siamo?
ZERMO. Non lo so, ricordo il fatto, non ricordo il giorno.
AVV. TITA. Diciamo l'1 giugno, dottore Zermo?
ZERMO. Non lo so se era l'1 giugno; allora, mi aveva fatto i nomi di cinque giudici catanesi che sarebbero stati collusi, alcuni di questi giudici io li conosco personalmente e ci metterei la mano sul fuoco. Ricordo che una settimana prima dal Viminale...
AVV. TITA. La mano sul fuoco per che cosa?
ZERMO. Sulla loro onestà, quindi queste accuse per quanto riguarda alcuni non... Poi ricordo che una settimana prima dal Viminale era partito un allarme. Dice: «State attenti che la mafia sta infiltrando dei pentiti per depistare le indagini e per destabilizzare i pentiti stessi». Allora scrivo il pezzo dicendo, in buona sostanza, che c'è questo pentito Maurizio Avola che parla del delitto Fava, del delitto dalla Chiesa e dei cinque giudici catanesi; che per quanto riguarda dalla Chiesa, probabilmente, dice delle cose non approfondibili, non accertabili comunque dato l'orario, e per quanto riguarda dei giudici catanesi c'è da pigliare con una certa cautela queste cose, anche perché c'è stato di recente scritto un allarme lanciato dal Viminale per eccetera eccetera... quindi sono dichiarazioni esplosive ma che conviene guardare con molta attenzione. Lo stesso pezzo scritto per il giornale a firma del collega che mi aveva dato l'informativa lo diedi esattamente, non so se i refusi furono gli stessi, al "Giorno" di cui sono corrispondente. Quindi nessun problema, e mi sono trovato un po' a disagio quando l'indomani il sostituto procuratore Mario Amato, credo in una conferenza stampa eccetera, ha tirato fuori questa cosa dicendo che il giornale "La Sicilia" destabilizzava o delegittimava il pentito Maurizio Avola, che mi è sembrato, onestamente, eccessivo, perché non avevamo alcun motivo di delegittimare Maurizio Avola che io non conoscevo nemmeno, e non c'era nessun motivo di lanciare questi alti lai. Comunque abbiamo riportato la... io capisco la posizione del giudice Amato, che sulla credibilità di Maurizio Avola, la cui credibilità è stati dimostrata, e che io stesso ho potuto constatare in alcune udienze tenute mi pare a Bologna... insomma la vicenda è stata questa. Poi abbiamo dato atto che Maurizio Avola è un... io ho spiegato come è andata la vicenda: perché il Giorno ha pubblicato, perché ho detto: «State attenti che certe rivelazioni vanno prese con i dovuti riscontri».
AVV. TITA. Le risulta che la "Gazzetta del Sud" di Messina, già il 2 giugno, ebbe modo di riportare la notizia, ma di smentire il fatto che Avola si fosse accusato dell'omicidio dalla Chiesa?
AVV. CATANIA. Presidente, c'è opposizione, non capiamo la conducenza di questo esame.
AVV. RUSSO. Sono fatti successivi all'omicidio Fava, e di tanto successivi, c'è un capitolato che rappresenta quale è la posizione e l'oggetto della testimonianza; quello che è l'indagine sulla valenza, sulla professionalità o sugli intendimenti o sulle posizioni del teste, non credo che sia oggi motivo di esame; può essere interessante ascoltare, Presidente, mi faccia completare, non ascoltare me, ascoltare il teste intendo dire, può essere interessante; l'ho ascoltata anche io quella vicenda di Avola, ma La prego, sono fatti che sono accaduti molto tempo dopo. Il teste deve riferire di quello che è accaduto in esito all'omicidio, che poi ha portato all'omicidio, non vedo...
AVV. CATANIA. Presidente, se permette peraltro nemmeno ai fini della credibilità del teste, che peraltro sta riferendo più per opinione ed impressioni, si può approfondire un esame in questi termini.
PRESIDENTE. Signori, è questo l'oggetto della testimonianza, in definitiva allora bisognava escluderle queste testimonianze, perché la qualità del testimone è così intimamente connessa con l'oggetto della testimonianza che non si può escludere la domanda sulle sue opinioni, sui giudizi, su quello che sono... appunto un portato personale, un'elaborazione propria del teste. Per quanto riguarda quest'ultima domanda, che sono fatti successivi... siccome attiene sempre allo scandaglio dell'attendibilità del teste la domanda è ammissibile. Se la vuole precisare...
AVV. TITA. Sì presidente. Non solo a beneficio della parte civile, l'avvocato fa riferimento ad una lista testi che è quella della Procura; il teste Zermo è stato indicato anche da questa parte civile con proprio capitolato di argomenti.
PRESIDENTE. Di questo noi non siamo, in questo momento, al corrente. Se vuole precisare...
AVV. TITA. Era depositato in atti, quindi fa parte del nostro capitolato, avvocato, quindi in questo senso non c'è mancata corrispondenza tra le mie domande e quello che avevo chiesto.
AVV. RUSSO. Questo difensore si è opposto soltanto perché la testimonianza, a mio modo di vedere, che la Corte non ha condiviso, la testimonianza è su fatti e non su giudizi.
PRESIDENTE. Può procedere, avvocato Tita.
AVV. TITA. La domanda l'avevo formulata, attendevo la risposta.
ZERMO. Non leggo la "Gazzetta del Sud".
AVV. TITA. Lei poc'anzi mi ha precisato che lei vede le emittenti, legge i giornali. Allora, il 2 giugno, cioè il giorno in cui il suo articolo si pubblica, redatto il giorno prima, vi è una conferenza stampa... anzi va in onda una intervista da parte di un Pubblico Ministero della Procura che smentisce le dichiarazioni pubblicate dalla Sicilia quel giorno. Le risulta questo?
ZERMO. Sì.
AVV. TITA. Allora com'è possibile, mi spieghi, che l'indomani, cioè il 3 (quindi articolo immagino scritto il giorno prima, il 2), sul Giorno, si insiste ancora sulla attribuzione autoscreditante, diciamo così, del delitto dalla Chiesa da parte di Avola?
AVV. CATANIA. Presidente, persiste l'opposizione, solo per la verbalizzazione, se la Corte va di contrario avviso, però per questa difesa, per me l'opposizione rimane su domande assolutamente irrilevanti ai fini del processo.
ZERMO. Rispondo: ho scritto perché ancora non era stato accertato se parlava di dalla Chiesa in effetti o no, era una cosa in itinere, ancora abbastanza fumosa, può essere stato anche un errore giornalistico, ogni tanto può capitare che potete sbagliare, no?
AVV. TITA. Lei legge il "Giornale di Sicilia"?
ZERMO. Raramente.
AVV. TITA. Il "Giornale di Sicilia" già quel giorno smentisce queste dichiarazioni, quindi solo "La Sicilia", sempre a Catania...
AVV. NAPOLI. Presidente, c'è opposizione, il fatto che il "Giornale di Sicilia"...
PRESIDENTE. Senta, avvocato Tita, lo vuole scambiare il suo capitolato, a evitare opposizioni? Se questa domanda rientra negli articoli della testimonianza per cui il teste è stato ammesso, allora...
AVV. NAPOLI. Ce lo può leggere, Presidente, ce lo può leggere.
AVV. TITA. Tony Zermo, è il numero 13 della lista, presso quotidiano "La Sicilia", viale Odorico da Pordenone: per riferire sui rapporti con Giuseppe Fava e quanto a sua conoscenza in ordine alla scelta della proprietà del "Giornale del Sud" di assumere il Fava quale direttore del giornale, alle cause del licenziamento del Fava dalla direzione del detto giornale, alle pressioni ricevute dal Fava per modificare il tenore di alcuni articoli pubblicati sul "Giornale del Sud", e comunque l'indirizzo politico del giornale, nonché su alcuni articoli comparsi sul quotidiano "La Sicilia" e su altri quotidiani.
PRESIDENTE. Proceda, avvocato Tita.
AVV. RUSSO. Presidente, io non voglio fare nessuna questione; non ho fatto opposizione, conoscevo la lista e non potevo farla perché si parla di articoli della "Sicilia" adesso però la Corte ha senza dubbio i poteri per valutare a prescindere dalla mia opposizione, quali siano incidenti per il processo e quali non lo siano; se la Corte decide che sono incidenti ai fini del processo, io taccio; però non è la mia opposizione e solo questa che può indurre la Corte a troncare l'esame, perché la Corte ha avuto nuovamente dei poteri di stabilire la pertinenza delle domande.
PRESIDENTE. Può procedere, avvocato Tita.
AVV. TITA. Le risulta che "La Sicilia", giorno 3 giugno pubblica un articolo a firma R.S. nel quale si continuano ad accumulare i due omicidi, con Avola come autore delle dichiarazioni?
ZERMO. Non mi ricordo.
AVV. TITA. Lei sa chi si occupò di seguire la conferenza stampa che la Procura di Catania, nella persona del dottor Alicata e degli altri sostituti, fece il 3 giugno?
ZERMO. No, io le ricordo che faccio l'inviato.
AVV. TITA. Si, però mi ha detto prima che legge i giornali, si informa, vede le emittenti private!
ZERMO. Si, ma non lo seguo con particolare...
AVV. TITA. Vive a Catania, aveva scritto poc'anzi dei pezzi giorni prima, sullo stesso argomento, non credo che abbia abbandonato improvvisamente questo argomento di cui si era occupato!
ZERMO. Lei sa quanti articoli scrivo al giorno io?
AVV. TITA. Immagino tanti, però questi sono importanti, dottore Zermo.
ZERMO. Per lei!
AVV. TITA. No, credo anche per lei, dottore Zermo! Le risulta un articolo pubblicato il 4 giugno sulla Sicilia a firma di G. Bonaccorsi che parla di clamorose falsità attribuite al pentito sui delitti Fava e dalla Chiesa? Cioè si inverte ora il meccanismo per cui Avola avrebbe detto falsità? Ora... per entrambi gli omicidi, anche quello Fava?
ZERMO. No.

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AVV. SCUDIERI. Una curiosità mi nasce legittima dalle sue parole: lei ha detto che suggerì il nome del direttore Fava (direttore de I Siciliani ovviamente) per il Giornale del Sud, perché si dovesse creare un giornale alternativo a La Sicilia.
ZERMO. Non è esattamente così, io ho detto che quando il cavaliere Recca mi parlò della sua voglia di fare un giornale, io gli dissi che a certe condizioni si poteva trovare uno spazio.
AVV. SCUDIERI. Io ricordo che lei ha usato la parola "alternativo".
ZERMO. Sì, chiaramente facendo un giornale alternativo al giornale... chiamiamolo dominante, di maggiore diffusione, perché se fa lo stesso tipo di fotocopia, non vende una copia.
AVV. SCUDIERI. Se un giornale deve essere alternativo deve avere anche uno spazio alternativo, suppongo, no? Cioè non dovrebbe vivere al margine! Questo lei lo ha...
ZERMO. No, alternativo nel senso che se noi parliamo bene del sindaco, un giornale alternativo gli spara contro. Questa è...
AVV. SCUDIERI. Lei ritiene che il giornale La Sicilia sia un giornale di poco conto, un giornale con poche strutture, un giornale con un personale non qualificato?
ZERMO. Non credo.
AVV. SCUDIERI. Perché lei si è stupito che il dottor Fava, al momento in cui ha dato un impulso al Giornale del Sud, si dovesse fermare ad un certo punto e invece dal momento che doveva fare un giornale alternativo, non utilizzasse, invece, tutte le potenzialità sue e dello staff che lui aveva cercato di portare al Giornale del Sud? Lei ad un certo punto si è fermato, dice: «Aveva troppe ambizioni». Non credo che siano ambizioni, siano le normali aspettative di colui che dirige un giornale...
ZERMO. Sì, ma queste sono problematiche che possono conoscere soltanto chi ha lavorato all'interno del Giornale del Sud! Io più di indicare Pippo Fava, che era a spasso, come direttore di questo quotidiano che stava nascendo all'improvviso come un fungo... Poi quello che è successo, se è stato frenato, non è stato frenato, sono problemi che io non conosco e su cui non mi posso addentrare.
AVV. SCUDIERI. Lei conosceva il direttore Fava, non so se ne fosse anche amico. Al momento in cui dice: «Era a spasso» che cosa intende, cortesemente?
ZERMO. Che era andato via dal nostro gruppo, diciamo, dopo essere stato capo cronista per tanti anni dell'Espresso Sera, che era un giornale sempre... molto precario: si chiude, non si chiude, si pagano gli stipendi, non si pagano gli stipendi ecc.
AVV. SCUDIERI. Le risulta se in quel periodo, in coincidenza con il licenziamento o comunque le dimissioni del direttore Fava, ci fu la nomina di un nuovo direttore di Espresso Sera?
ZERMO. Sì, il collega Giuseppe Simili, si.
AVV. SCUDIERI. Lei identifica Giuseppe Fava solo nel giornalista o secondo lei - ci sono dati obiettivi ovviamente, che possono suffragare questa mia domanda - era anche uno scrittore, un uomo di opinione, e comunque aveva altri giornali su cui scriveva; le risulta questo?
AVV. NAPOLI. Presidente, io mi oppongo, perché si chiede un'opinione al teste, non già una risposta.
PRESIDENTE. Si rigetta l'opposizione. Può rispondere.
ZERMO. Cioè, Pippo Fava era un personaggio straordinario, ne nascono pochissimi come lui, cioè era uno che faceva bene tutto, scriveva belle commedie, dipingeva bene, giocava bene a biliardo, giocava bene a tressette, nuotava bene...
AVV. SCUDIERI. Escludendo che... qui non stiamo parlando del film California... e quindi il direttore Fava potesse vivere giocando di biliardo e di tressette, ma vivesse invece della sua cultura e delle sue capacità professionali... Quando una persona va a Roma, necessariamente deve essere a spasso, o lei ritiene che chi va a Roma, tiene anche contatti professionali per cui non sia "a spasso"?
ZERMO. Forse a spasso è un'espressione molto...
AVV. SCUDIERI. Agli atti, fino adesso rimane "a spasso". Cioè il disoccupato, l'uomo che non ha di che mangiare e di che vivere, questo si intende.
ZERMO. No, quello no.
AVV. SCUDIERI. Lei sa meglio di me che il termine "a spasso"... è un giornalista e usa i termini con una certa conoscenza.
ZERMO. Allora intendevo dire: lui non aveva uno stipendio fisso, ecco, questa era la mia... uguale non avere uno stipendio fisso. Lui a Roma aveva... cercava di proseguire la strada del teatro che gli aveva dato già ampi successi al Teatro stabile di Catania, con le sue commedie ecc... e mi diceva che ne aveva una in preparazione che credeva importante, una cosa su Gesù Cristo, una cosa molto grossa che però ovviamente non trovò collocazione sul mercato, non trovò nessuno che la mise in scena ecc.
AVV. SCUDIERI. Si ricorda il nome di quest'opera teatrale?
ZERMO. Non glielo so dire, credo che fosse una cosa semireligiosa, ma molto vagamente, parliamo di tanti anni addietro; e quindi, non avendo lui uno stipendio fisso e un ... mi sembrava utile chiedere, indicare la sua persona come direttore del Giornale del Sud, mi sembrava anche un segno di amicizia, se poi...
AVV. SCUDIERI. Le risulta se il direttore Fava scrivesse per altri giornali, compreso il Corriere della Sera, nel periodo in cui si trovava "a spasso"?
ZERMO. Credo di sì, qualche articolo ogni tanto, può darsi che glielo ospitassero, perché no!
AVV. SCUDIERI. Quindi non era proprio a spasso?
ZERMO. Non aveva uno stipendio fisso, mi sembra così chiara la cosa! Collaborava con qualcuno, ma non...
AVV. SCUDIERI. Lei ricorda se quell'opera... che lei parla, di cui non ricorda il nome, possa essere "America America"?
ZERMO. Non ho idea.

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AVV. TITA. Le risulta che il primo giugno del '94, fino che il giornale andasse in stampa... il suo giornale La Sicilia, vi furono dei contrasti circa la pubblicazione di quell'articolo? Quello a firma Salvatore Pernice per intenderci.
ZERMO. No.
AVV. TITA. Lei conosce il dottor Salvatore La Rocca?
ZERMO. Certo.
AVV. TITA. Chi è?
ZERMO. Il nostro collega che si occupa di giudiziaria.
AVV. TITA. Il dottore La Rocca le disse con chi aveva verificato l'attendibilità della notizia o se l'aveva fatto, se aveva esercitato questo doveroso compito?
ZERMO. No, immagino che abbia chiamato qualcuno degli "addetti ai lavori" e che gli abbia dato un'informazione, ma dico, mi sembra ovvio questo, avrà chiamato qualche...
AVV. TITA. E da questi informatori...?
ZERMO. No, no lui si è affacciato...
PRESIDENTE. Scusi avvocato Tita, il teste ha risposto no.
AVV. TITA. Lei poi successivamente non ha identificato questo informatore con qualcuno?
ZERMO. Non gliel'ho nemmeno chiesto. Io non chiedo le fonti ai miei colleghi , né dico le mie fonti ai miei colleghi.
AVV. TITA. Ammetterà che la notizia è una notizia molto importante!
ZERMO. Ma...
PRESIDENTE. Altra domanda avvocato Tita, se ne ha.
AVV. TITA. Lei ha detto che la sua presenza alla Sicilia è una presenza che risale molto in là nel tempo, anche se si è occupato di ciclismo e di altro.
ZERMO. Si.
AVV. TITA. Ricorda quando fu la prima volta che qualcuno fece delle rivelazioni sul delitto Fava? Giornalisticamente...
ZERMO. Si, ero a Palermo al maxiprocesso; c'è stato un rapinatorello, mi pare, Vadia, Vacirca, Vanadia, Vanaria, una roba del genere, il quale disse: «Pippo Fava fu ucciso da...» fece tre o quattro nomi, uno di questi era Marcello D'Agata ed altri tre...
AVV. TITA. Lei non ricorda quindi di un... diciamo così, di un pentito ante litteram di nome Luciano Grasso? Parliamo del 18 luglio '84.
ZERMO. No.

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AVV. PASSANISI. Lei ha riferito di una telefonata di un collega di Messina di cui non ricordo il nome.
ZERMO. Sì, Salvatore Pernice.
AVV. PASSANISI. Che le diede questa notizia?
ZERMO. Si, dice: «Non so altro»
AVV. PASSANISI. In quella occasione il Salvatore Pernice le disse come aveva appreso questa notizia?
ZERMO. Dagli ambienti giudiziari che lui frequentava... Immagino, non gliel'ho chiesto.
PRESIDENTE. Deve essere più preciso lei però, per una risposta di questo genere! Si rende conto che non è una correzione, ma è una contraddizione con quanto affermato un momento prima! Cerchi di essere più attento.
ZERMO. Sono molto disattento, purtroppo.
AVV. CATANIA. Andando agli inizi degli anni ottanta, con riferimento ai primi quattro-cinque anni degli anni ottanta, proprio per la professione che lei svolge: ricorda quale era l'atteggiamento della stampa nazionale e anche del giornale presso cui lei presta lavoro, in relazione all'esistenza di fenomeni criminali a Catania, e relativamente anche a connessioni fra poteri criminali e poteri cosiddetti legali e dell'economia o istituzionali, se c'era una presa di posizione della stampa nazionale rispetto a questi dati di fatto?
ZERMO. Guardi, bisogna distinguere due fasi: la fase fino all'82, in cui si tendeva comunque a sottovalutare il fenomeno, per una serie di motivazioni, perché semplicemente il cittadino diceva che la mafia non c'era, perché tutto sommato, se non venivi toccato direttamente, potevi anche voltare le spalle e fregartene, perché non capivi e non valutavi bene. Questo periodo, questo ciclo di disattenzione profonda fu tranciato dall'uccisione di dalla Chiesa il 3 settembre '82. Da quel giorno tutti i giornali, soprattutto i giornali siciliani, hanno pubblicato pagine pagine pagine intere su tutto, io stesso ricordo che ho fatto anche "Effetto dalla Chiesa" sei mesi dopo, girando per tutta l'isola, ho intervistato De Francesco, appena arrivato al posto di dalla Chiesa, e mi diede un'indicazione sbagliata, dicendo che i killers venivano da Catania.
AVV. CATANIA. Lei pubblicò a questa notizia che le diede De Francesco su...?
ZERMO. Io la scrissi, sì, non la misi nel titolo perché mi sembrava eccessiva, perché mi disse delle frasi un po' strane, dice: «dalla Chiesa fu ucciso con un kalashnikov... di kalashnikov a Catania ce ne sono tanti» dico: «Si... » «Allora tragga le conclusioni» insomma, più chiaro di così!
AVV. CATANIA. E lei questo passo lo ha scritto su La Sicilia?
ZERMO. L'ho scritto, io non mi tengo mai niente nello stomaco, quindi, quello che mi dicono, quello che so, credo che sia giusto e lo dico, se non infango nessuno indebitamente. E allora, dall'82 ripeto, l'attenzione sul fenomeno mafioso è stata enorme; devo dire a volte talmente pesante che adesso se tu ai giornali offri un servizio di mafia, ti dicono: «Basta, non ne vogliamo più» tranne che trovi l'aspetto strano, l'aspetto sociale, e allora il servizio te lo chiedono; ma se fai: «Hanno trovato tre morti nel Ferrari ecc. ecc.» non gliene frega più niente, perché c'è stata una giusta attenzione che però alla lunga, purtroppo devo dire, perché noi viviamo anche di questo mestiere, ha portato una certa... non dico una situazione di rigetto, però di stanchezza, ecco, questo sì. Dall'82 comunque c'è stata un'enorme attenzione sul fenomeno, mentre prima c'era una sottovalutazione indubbiamente.
P. M. Dottore Zermo, lei ha fatto riferimento a questo mutamento anche di indirizzo anche del suo giornale dall'82 in poi.
ZERMO. Sì.
P. M. Lei può dirci se anche La Sicilia si sia occupata del rapporto mafia - politica, mafia - imprenditoria?
ZERMO. Sì, cioè tutti gli aspetti che ci vengono a conoscenza, li pubblichiamo con grande risalto.
P. M.. Ci sa dare qualche esempio di articoli pubblicati che riguardano il rapporto ipotizzato da alcuni investigatori tra il mondo politico e il mondo mafioso, tra il mondo mafioso e il mondo imprenditoriale con riferimento a fatti specifici catanesi dell'imprenditoria catanese?
ZERMO. Gli esempi sono tanti, da Vito Ciancimino sindaco di Palermo al voto di scambio dell'ex ministro Andò a...
P. M.. Quello... siamo un po' più lontano.
ZERMO. Sì siamo un po' più lontani, sì.
P. M.. Se lei ricorda qualche intervento specifico in un lasso di tempo che va dall'82 sino a quello che lei ha indicato, il voto di scambio della vicenda Andò, che certamente è in periodo successivo.
ZERMO. Non lo so... le dimissioni imposte dal dalla Chiesa all'assessore ai lavori pubblici del comune di Catania che mi pare si chiami Ferlito, che era cugino o nipote di...
P. M. Lei ricorda se la stampa catanese, quindi La Sicilia abbia ripreso il dibattito avviato da quella intervista rilasciata dal generale dalla Chiesa prima di essere ucciso a Giorgio Bocca sull'imprenditoria catanese?
ZERMO. No, quello forse no, però l'abbiamo messo in rilievo sulle possibili motivazioni.
P. M. Sulle possibili...?
ZERMO. Motivazioni del delitto dalla Chiesa, poteva essere uno dei moventi quello lì.
P. M. In che senso?
ZERMO. Nel senso che avendo fatto una denuncia così pesante e alta tre giorni prima del delitto, non era da escludere che potesse essere...
P. M. E questo lo avete indicato in articoli?
ZERMO. Nei miei articoli sì, certo.
P. M. A che distanza dal...?
ZERMO. Subito, perché l'intervista di Giorgio Bocca era di tre giorni prima, quando andai a Palermo per la strage di via Isidoro Carini occupandomi anche delle possibili motivazioni, chiaramente non potevo tralasciare questa pista, anche se poi si è aggiunto il delitto Moro, le carte Moro ecc. ecc.
P. M. Scusi, lei ha detto una cosa che mi ha un po' inquietato come osservatore e come investigatore; mi pare di aver capito che lei ha parlato di una certa assuefazione, anche se questo termine non ha usato, di una certa assuefazione dell'attenzione nei confronti del fenomeno mafioso e non ho capito più, e chiedevo a lei di darmene una spiegazione, se questo rifiuto sia un rifiuto di leggere notizie che riguardano il fenomeno mafioso, o sia ormai diventato anche un rifiuto di scrivere su questi fatti.
ZERMO. Se non c'è la domanda non c'è l'offerta; le spiego subito. Io chiamo il "Giorno", faccio un esempio, chiamo il settore fatti-vita; mi risponde la collega capo servizio Laura Fasano: «Laura, hanno trovato tre cadaveri in Ferrari nelle campagne di Vizzini». «Ma senti, ma sempre mafia, ma sempre mafia» «va bene, ma sono sempre tre cadaveri in Ferrari, bellino, può venire un titolo stuzzicoso!» «Ma vedi se ci puoi trovare qualche storia»...
P. M. Qualche morto in più, magari!
ZERMO. No, morti in più no, ormai se ne fregano dei morti, vogliono... per esempio, hanno il padrino di Vallelunga che insegnava al novizio i regolamenti di Cosa Nostra... e un po' ripetere...
P. M. Mi pare...?
ZERMO. Io parlo da mestierante...
P. M. Ecco, e siccome, appunto io non sono un mestierante, cerco di capire, sostanzialmente mi sembrerebbe di capire che lo scrivere di mafia, sia ispirato ad una logica di mercato; cioè se il mercato chiede...
ZERMO. Il mercato è così! Oggi i giornali, visto che l'ultimo botto grosso è stato nel 92 e son passati quattro anni, vogliono parlare sì di mafia, ma trovare qualche condimento sociale... di aspetto particolare...
P. M. Mi scusi dottore, quindi i giornali, o certi giornali si adeguano a questa logica, se...
ZERMO. Perché ritengono che i lettori non gradiscono più certe cose.
P. M. Ed anche il quotidiano La Sicilia si è adeguato?
ZERMO. No, i quotidiani locali no perché hanno interesse, perché i morti sono di Vittoria (faccio l'esempio recente), allora Vittoria è piazza nostra... sono spariti cinque giovani da Vittoria... però, al nord, dire: «Hanno trovato tre cadaveri in Ferrari ...» dice: «No, semmai prendiamo l'Ansa».
P. M. Poc'anzi lei ha fatto riferimento, a proposito della domanda che le è stata fatta sul suo articolo sulle dichiarazioni di Avola, ad una indicazione proveniente, mi pare di ..., da organi ministeriali o comunque organi centrali, sul pericolo dell'esistenza di pentiti infiltrati. E' così? Ho capito bene?
ZERMO. Sì, sì, benissimo.
P. M. Ecco, ci vuol dire questa indicazione quando e da chi proviene? L'articolo cui si è fatto riferimento da parte delle Parte Civile, anche da lei, è del giugno del 1994. Ecco, queste notizie e questo allarme, lei ricorda da chi e in che epoca venne lanciato?
ZERMO. All'epoca, mi pare che il capo della polizia fosse ancora Parisi e che ancora non fosse morto in quella data; e se non ricordo male, però potrei anche sbagliare, forse c'era Ministro degli Interni Maroni, però... i ministri cambiano ogni sei mesi, come si fa a dire, in quella data, chi era ministro, dovrei consultare le... ricordo però con precisione che dal Viminale partì questo allarme: «state attenti che la mafia sta introducendo nel parco dei pentiti degli elementi di disturbo».
P. M. Lei non ricorda se questo allarme era stato lanciato, circa un anno prima dal questore, ex questore di Catania dottor Rossi?
ZERMO. Queste sono cose ripetitive, cioè può darsi che un anno prima il prefetto Rossi abbia lanciato questo allarme che sarà stato rimbalzato e ripetuto in epoca più recente.

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AVV. NAPOLI. Sempre con riferimento a quanto detto dal P. M. lei, come inviato, si occupò all'epoca, dell'omicidio dalla Chiesa?
ZERMO. Sì, certo.
AVV. NAPOLI. Scrisse anche che fra gli esecutori era stato arrestato Santapaola Benedetto ed alcuni siracusani?
ZERMO. Sì.
AVV. NAPOLI. Si ricorda anche i nomi dei siracusani, dottore?
ZERMO. Ricordo i siracusani e ricordo pure le facce, ma non ricordo i nomi. C'era uno con la barba...
AVV. NAPOLI. Salafia forse?
ZERMO. Ecco, bravo, sì Salafia.
AVV. NAPOLI. Quando poi il processo ha avuto una sua evoluzione, lei continuò ad occuparsi di questo processo?
ZERMO. No.
AVV. NAPOLI. No. Non ha scritto più altri articoli, lei, su dalla Chiesa? Nell'occasione della sentenza assolutoria di Santapaola, lei ebbe a scrivere?
ZERMO. No.

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AVV. RUSSO. Presidente le chiedo scusa, dovrei fare una richiesta. Fermo restando (ma è una premessa che giustifica l'apparente contraddittorietà con le mie opposizioni)... Fermo restando il fatto che non ritenevo e non ritengo pertinente l'indagine che è stata effettuata, tuttavia mi rendo conto che la Corte l'ha disposta, l'ha ammessa e anzi ha ritenuto evidentemente importante che gli si chiedesse al teste fino adesso escusso, su quella vicenda Avola della quale ha riferito. A questo punto mi pare essenziale, posto che il teste ha fatto esplicitamente riferimento alla fonte di quella notizia, quel tale Pernice, che la Corte a questo punto, approfondisca. Cioè che Pernice, citato come teste di riferimento, venga a dirci, se le sa, quali siano quelle fonti. Io non credo che... se ricordo bene, questo è accaduto: il signor Zermo ha telefonato, il signor Pernice gli ha detto, lui non ricorda di aver chiesto esattamente, anzi prima ricorda, poi non ricorda, tanto che il Presidente ha censurato la sua distrazione e la Corte, secondo me, ha rilevato l'importanza di quella contraddizione e il portato e l'importanza di quel non ricordo, dopo il riferimento a quale sarebbe stata la fonte. Per farla breve e per non dilungarmi, io credo che sia importante a questo punto, se l'indagine della Corte, quella per lo meno che Corte ha acconsentito, un senso ha avuto, se le domande del collega di Parte Civile un senso hanno avuto, l'indagine era importante venisse finalizzata a quello, che almeno adesso si sappia, se ancora si può sapere, quale sia stata la fonte che ha indotto a questo apparente pasticcio, inquinante o meno che sia! Ne sapremo di più, o se non ne sapremo di più avremo fatto il possibile per sapere qualcosa. Chiedo che venga citato come teste di riferimento, a sensi di legge questa volta, non teste indotto - è la fonte della quale il signor Zermo avrebbe saputo - quel tale Pernice di cui ha parlato.
P. M.. Presidente, posto che in linea di principio noi non abbiamo nessuna difficoltà ad ammettere qualsiasi prova che tenda a ricostruire la verità dei fatti così come sono accaduti, io credo però che nel caso di specie le domande che sono state poste segnatamente dalla Parte Civile, erano domande finalizzate a valutare l'attendibilità del teste. E certamente un problema, io non voglio anticipare un tema che sarà affrontato in altre occasioni, certamente un problema di valutazione dell'attendibilità del teste Tony Zermo si dovrà porre e si dovrà porre, nella misura in cui abbiamo appreso che un inviato del quotidiano La Sicilia abbia appreso soltanto da pettegolezzi di corridoio prima di entrare nell'aula di giustizia, di avere appreso certe notizie sui rapporti tra il defunto Giuseppe Fava e la proprietà del Giornale del Sud. E' chiaro che in quell'ottica, se un giornalista, un osservatore attento, una persona che dovrebbe sapere di tutto, leggere di tutto, per essere informato e soprattutto per informare la città, viene informato soltanto un attimo prima di entrare in aula, niente di meno da Lo Turco, quello stesso Lo Turco fotografato assieme a Benedetto Santapaola in una foto che è agli atti di questo processo, allora è certo che un problema di attendibilità del teste si pone! Ed allora sono domande pertinenti quelle di vedere quale è stato l'atteggiamento della stampa, nel momento storico in cui è stato consumato l'omicidio, ed ovviamente per comprendere bene il passato bisogna anche gettare uno sguardo su quello che è avvenuto dopo e, quindi, le domande erano pertinenti, erano pertinenti per valutare l'attendibilità del teste su quello che ha detto. E' chiaro adesso, e noi non abbiamo nessun timore di nessun genere, e quindi in linea di principio non abbiamo difficoltà a fare anche questo tipo di ricerca, è chiaro che qui l'indagine si sposta; perché la migliore prove dell'attendibilità o non attendibilità del teste risulta da quello che ha dichiarato oggi. Se poi si cerca di discutere sull'attendibilità del collaboratore Avola Maurizio, rimane un fatto certo: che nelle dichiarazioni rese in tre mesi ed oltre, Avola Maurizio non ha mai parlato dell'omicidio dalla Chiesa. Quindi qualunque notizia che altri possono aver dato, se l'hanno data, su questo omicidio, è una notizia falsa. Quindi il tipo di indagine, in questo senso, è assolutamente inutile, o tutt'al più potrebbe soltanto farci capire alcuni meccanismi che possiamo immaginare ma che, certamente, non fanno parte dell'oggetto dell'esame di oggi.
AVV. PASSANISI. Presidente, mi scusi: nell'associarmi alla richiesta dell'avvocato Russo faccio presente una cosa: che, in effetti, le domande poste dall'avvocato di parte civile non erano sull'attendibilità del teste, ma era un capitolato di prova come ci ha letto l'avvocato Tita stesso; quindi non si tratta di attendibilità del teste l'indagine svolta, ma di un capitolato di prova previsto nella lista dei testi della parte civile. Un'ultima precisazione. Io ritengo sia necessario, anche ai fini della utilizzabilità di queste dichiarazioni del teste Zermo, approfondire qual è la fonte.
AVV.TITA. Presidente, se posso permettermi di interloquire... Credo che i rappresentanti della pubblica accusa abbiano inteso perfettamente qual era l'intenzione di questo difensore. Dico, la mia è un'interpretazione autentica perché sono io. L'osservazione dell'avvocato Passanisi è una osservazione acuta, però mi rendo conto che se non avessi già, precedentemente, indicato in lista... assicurato un margine di manovra nel mio esame, avendo la parte civile limiti a volte angusti e non codificati, essendo a ridosso delle richieste del pubblico Ministero, quindi non si può parlare tecnicamente di esame, ma neanche, forse, di controesame, non avrei potuto fare certamente queste domande. Quindi io credo che in questo caso per me è sufficiente l'esame del teste nei termini in cui è stato fatto. Quindi, in questo senso... mi rimetto ai poteri comunque della Corte.
PRESIDENTE. E la Corte si riserva al proseguo.